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DISCOURS DE PIE XI
AUX JEUNES CATHOLIQUES DE LA FEDERATION DE ROME

                     4 Mars 1928

        L'aspirante e i divertienti

E questo un tema che non deve essere dispiaciuta specialmente ai più piccoli, per i quali in modo particolare i divertimenti ci vogliono : des resto un qualche divertimento è opportuno non solo nella piccola incipiente vita dell'aspirante, ma anche nella grande vita.

Ma il divertimento è giusto, appunto perché è necessario ; ed è necessario perché non si può sempre lavorare, sempre attendere e pensare.

Bisogna di tempo in tempo distendersi tra un'azione e l'altra. Tutti sanno quello che si dice ell'arco che, troppo lungamente teso, si spezza. Ci vuole un po' di divertimento. Divertire, cioè divertere significa volgere in altre direzioni le facoltà, non meno del corpo, che dello spirito, staccarti dal lavoro per sollevarsi un momento, per lasciare che le facoltà del pensiero e le fibre del corpo riposino. E una legge di natura, una giustizia di natura. E per questo che tutti quelli che si sono occupati di pedagogia ( cioè della disciplina propria della formazione giovanile ), hanno riconosciuto questa necessità e questa giustizia ed hanno sentito il bisogno di introdurla nella vita e nella educazione, non solo per allettare l'età giovanile, ma anche per alternare la fatica al riposo cosicché l'occupazione non degeneri in fatica penosa e in oppressione per il corpo e per l'anima.

Dunque il divertimento ci vuole - continua il Santo Padre - e quindi anche i giovani delle Associazione Cattoliche fanno bene a prenderlo e fanno bene quelli che lo fanno prendere loro. S'intende nei giusti limiti, moderati così che non nuoccia all'adempipento dei doveri, che non prenda troppo del tempo, perché la vita non ci è stata data per divertirci continuamente. La vita è una cosa troppo seria ed appunto per questo è giusto dare al divertimento soltanto quella parte moderata che gli spetta.

Sua santità dice di insistere su questo perché da qualcuno si viene quasi a fal colpa alle nostre istituzioni più care, ai nostri oratori ( cioè alla cellula prima delle organizzazioni di Azione Cattolica ), si viene a far colpa perché queste istituzioni danno luogo anche ad un po' di esercizi fisici, come se potesse darsi un sano divertimento senza esercizio fisico, come se potesse ammettersi esertizi fisici sregolati, incomposti e non guidati da quelle giuste regole che impediscono ad essi di divenire nocivi. Si fa colpa di queste cose a queste nostre istituzioni, come se quest nostre istituzioni, intese prevalentemente alla formazione religiosa di tutto il costume, di tutta la vita, di tutta l'educazione della nostra cara gioventù cristiana e cattolica, commettessero una usurpazione sulle istituzioni prevalentemente intese alla educazione e formazione fisica.

Sua Santità ritiene e spera che questo modo di vedere voglia cessare presto di farsi intendere e di dar segno di ancor sopravvivere, perché veramente, se così non fosse, si dovrebbe pensare che altri pensieri stiano nascosti sotto di quello. Si dovrebbe pensare che sia una sistematica opposizione ed una vera guerra, più o meno sorda secondo i luoghi e le circostanze, diretta contro queste istituzione che sono tanto care al Suo cuore di Padre comune di tutti i fedeli.

Si intende poi ( per non omettere quest'altro punto che ha pure la sua importanza ) che i divertimenti devono avere un limite, non devono prendere più del tempo conveniente di fronte a tante altre occupazioni immensamente più degne e più alte, di fronte a tanti altri doveri più necessari e più indispensabili alla vita. Purtroppo non tutti quelli che si arrogano la cura della gioventù lasciano poi il tempo necessario all'educazione dello spirito, o lasciano tempo in misura sufficientemente facile ( e purtroppo si sa che il difficile in pratica diventa impossibile ) per l'adempimento dei doveri religiosi e proprio anche nei giorni in cui l'adempimento di tali doveri non è solo il soddisfacimento di una aspirazione dell'anima cristiana, ma altresì è un precetto vero e proprio della legge della Chiesa.

I giovani cattolici devono quindi esser grati del beneficio che Dio ha loro fatto nel farli incontrare in tante anime buone che si occupano di essi, guidandoli ed istruendoli nelle vie del bene, raccogliendoli nelle loro belle organizzazioni, nelle quali essi si trovano come in una grande famiglia della più prezioso e tanto più edificante, quanto più la loro piccola età li fa cari ed amati ai loro parenti e congiunti.